Donne in architettura #3

Tra i fondatori del design contemporaneo una figura femminile di spicco è certamente Charlotte Perriand (1903-1999) nata a Parigi studiò all’Ecole de l’Union Centrale des Arts Décoratifs, donna coraggiosa, colta e appassionata, amante delle escursioni in montagna e grande viaggiatrice.

Nella foto è insieme a Le Corbusier e Pierre Jeanneret, con cui collaborò dal 1927 al 1937 firmando alcuni tra i più prestigiosi oggetti di attrezzature domestiche degli anni Venti. Così lei stessa raccontò il suo incontro con Le Corbusier: aveva una cartella di disegni sotto il braccio quando entrò nel prestigioso atelier al 35 di rue de Sèvres, le Corbusier le si avvicinò, gettò un’occhiata veloce ai suoi disegni e rivolgendosi a lei aggiunse sarcastico: «Qui non si ricamano cuscini», malgrado le diffidenze iniziali, iniziò a collaborare con il ruolo di studentessa in architettura e responsabile della progettazione d’interni e del disegno di elementi d’arredo. Tra il 1940 e il 1946 risiedè in Giappone e con alcuni artigiani realizzò una serie di elementi d’arredo e oggetti d’uso utilizzando i materiali locali. Riprodusse in bambù i mobili in acciaio e pelle realizzati negli anni precedenti da lei, Le Corbusier e Pierre Jeanneret o da altri colleghi come Alvar Aalto.

Nel 1946 ritornò a Parigi e riprense la sua attività professionale mantenendo sempre stretto il legame con l’Oriente, tornò a lavorare con Le Corbusier per l’Unité d’Habitation di Marsiglia con l’incarico di elaborare l’attrezzatura interna della “cellula tipo e la cucina-prototipo ”. Realizzata in legno con dettagli in acciaio inox è l’antesignana della moderna cucina ed è un pezzo iconico di design.

In queste foto la cucina è aperta sul living, concetto attualissimo, Charlotte Perriand scrisse che: “la casalinga doveva avere un senso di ordine come un barman e gli ingegneri dovevano mantenere una estrazione prefetta di odori e fumo” .
Nel corso della sua lunga e intensa vita professionale lavorò con Fernand Legèr, fu amica di Calder e Mirò, aprì uno studio di progettazione a Parigi con J. Prouvé, P. Jeanneret e G. Blanchon. Collaborò con Junzo Sakakura, Lucio Costa, M. Elisa Costa, Oscar Niemeyer, Burle Marx. Partecipò da protagonista al movimento di rinnovamento dell’architettura e della cultura e si inserì nel dibattito che, in particolare negli anni Venti e Trenta, coinvolse il progetto degli spazi abitativi. Charlotte Perriand partecipò a numerosi studi per ottenere uno spazio flessibile, principalmente prefabbricato progettato per adattarsi e ottimizzare il posto migliore per vivere. Il suo lavoro ruotò intorno a una riflessione sul social housing in risposta alla crisi economica perché, come lei scrisse, “come architetto sto lavorando per l’uomo.”

Disegnò numerosi oggetti di arredamento e nel 1993, si ripresentò per lei un importante occasione di confronto con la cultura orientale. Si trattò di realizzare una “Casa del Tè” all’interno del Festival Culturale del Giappone organizzato a Parigi dall’Unesco.

Un invito a celebrare il rito dell’ospitalità, il piacere della creatività, la ricchezza del dialogo multiculturale. Perriand interpretò in chiave contemporanea la tradizionale Casa del Tè giapponese. In parte andata distrutta da una grande nevicata nel 1996 questa piccola ma significativa opera rappresentò una sorta di preghiera: «uno spazio per meditare e sognare una nuova età dell’oro, tanto attesa, tanto sperata…» come la stessa Perriand annotò. Morì a Parigi nel 1999. Oggi responsabile dell’archivio è Pernette Perriand sua figlia che collaborò con la madre per più di 25 anni.

La Perriand oggi viene ricordata con la Collezione Icone Primavera/Estate 2014, di Louis Vuitton. Dal prossimo gennaio le vetrine saranno dedicate a lei e saranno visibili nei più importanti store Louis Vuitton del mondo gli arredi di Cassina (detentrice dei diritti esclusivi mondiali per la produzione dei mobili della Perriand), inoltre ci sarà una mostra itinerante intitolata: “Charlotte Perriand – A Modernist Pioneer, from Avant-garde Design to Photography“. Ma non finisce qui, Louis Vuitton ha realizzato come evento collaterale del Design Miami che si è tenuto dal 3 al 7 Dicembre: un vero e proprio appartamento nomade, “La Maison au bord de l’au” così come l’aveva immaginato Charlotte Perriand nel 1934. Non era mai riuscita a realizzarlo, ideato per un concorso sulla nuova casa per un ampio pubblico, aveva pensato a un abitazione del tutto smantellabile e rimontabile ovunque, prefabbricata costruita su palafitte. Dopo ottanta anni grazie a sua figlia e a Louis Vuitton è stato costruito il primo prototipo di questa casa, che collega le esigenze sociali con l’architettura, tecnologie di prefabbricazione e complementi d’arredo.
Il mito di questa donna continua…

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