Donne in architettura #4

Ecco cosa scrive Benito Mussolini nel 1927 “La donna deve obbedire, essa è analitica, non sintetica. Ha forse mai fatto l’architettura in tutti questi secoli? Le dica di costruirmi una capanna non dico un tempio! Non lo può. Essa è estranea all’architettura, che è sintesi di tutte le arti, e ciò è simbolo del suo destino”. Questa è la realtà italiana in cui si è formata Achillina Bo per tutti Lina Bo Bardi personalità eclettica, molteplici sono i settori in cui opera: architettura, design, scenografia, museografia, cinema, attività editoriale e didattica. Romana nata nel 1914, consegue la laurea in architettura nel 1939, in seguito si trasferisce a Milano dove inizia la sua collaborazione professionale con lo studio di Giò Ponti. Contemporaneamente inizia un’intensa attività editoriale è vicedirettore della rivista Domus e con il sostegno di Bruno Zevi, crea la rivista A-Cultura delle vita per diffondere un modo di abitare “razionale”. Poco più tardi apre il suo studio professionale, ma nel periodo bellico la mancanza di lavoro la porta a occuparsi di illustrazione per giornali e riviste come Stile, Grazia, Bellezza, Tempo, Vetrina e Illustrazione Italiana.

Schizzi e disegni fonte: www.girlsarealsoarchitects.com

Purtroppo il suo studio viene distrutto da un bombardamento, dopo la guerra, sposa Pietro Maria Bardi un giornalista e critico d’arte con il quale nel 1946 si trasferisce in Brasile. Nel 1951 diviene cittadina brasiliana e nello stesso anno completa il suo primo edificio come architetto, la “Casa de Vidro“, a San Paolo del Brasile sua residenza ed ora sede della fondazione a lei dedicata. Quest’architettura viene considerata una dei primi esempi dell’utilizzo del cemento armato e rappresenta allo stesso tempo il connubio tra l’architettura e la natura, “la casa nel paesaggio”.

Tra i suoi progetti più significativi, il Museo di Arte Moderna di San Paolo (1957-68), di cui il marito è il curatore , il più importante museo dell’America Latina. “Per un architetto, la cosa più importante non è costruire bene, ma sapere come vive la maggior parte della gente. L’architetto è un maestro di vita, nel senso modesto di impadronirsi del modo di cucinare i fagioli, di come fare il fornello, di essere obbligato a vedere come funziona il gabinetto, come fare il bagno. Ha il sogno poetico, che è bello, di un’architettura che dia un senso di libertà”.

Si dedica interamente al lavoro, non avrà figli (tema molto sentito anche oggi) e predilige il progetto di edifici pubblici, tra i quali il più importante è il progetto di recupero della fabbrica della Pompéia a San Paolo (1977-1986) trasformata in un centro sociale: la “SESC- Fabbrica da Pompéia” è un luogo ancora oggi molto frequentato e apprezzato per le numerose attività sociali, culturali e sportive che vi si svolgono.


Tra il 1986 e il 1989 si stabilisce a Salvador de Bahia dove viene incaricata di redigere il piano di recupero del centro storico. Muore a San Paolo nel 1992. Ha progettato nell’arco della sua attività durata più di trent’anni, molteplici musei e abitazioni private curando sia gli esterni che gli interni. Il suo più famoso progetto di design è la sedia imbottita Bowl su un telaio metallico del 1951.

Oggi viene ricordata con la messa in produzione in edizione limitata di questa sedia. A partire dal mese di Novembre 2013 la Arper ha inizio la distribuzione dei 500 esemplari di Bardi’s Bowl Chair in edizione limitata. Il concetto che afferma la Bo Bardi e che mi sento di condividere è che il design non può esistere solo sulla carta o sullo schermo, e’ pensato per essere realizzato, costruito, utilizzato e vissuto…e’ solo così che diventa qualcosa di più di un concetto o una filosofia – diventa una conversazione, un sistema vivente per migliorare la nostra vita. Aveva capito che è grazie all’interazione umana che il design acquista significato.

Il lancio dell’edizione limitata ci sarà Mercoledì, 29 Gennaio 2014 ore 18.30 – 21.30 presso lo Showroom Arper,11 Clerkenwell Road a Londra EC1M 5PA.

 

Fonti, risorse bibliografiche, siti:

|Carvalho Ferraz Marcelo (a cura di), Lina Bo Bardi, Milano, Charta 1994

|Laura Miotto e Savina Nicolini, Lina Bo Bardi. Aprirsi all’accadimento, Torino, Testo&Immagine, 1998

|Laura Miotto e Savini Nicolini, Lina Bo Bardi (1914-1992), in G. Bassanini e R. Gotti (a cura di), Le architettrici, «Parametro», rivista internazionale di architettura e urbanistica, numero monografico 257 maggio-giugno 2005 pp. 48-51

|Antonella Gallo (a cura di), Lina Bo Bardi architetto, Venezia, Marsilio 2004

|Sito Le pioniere dell’architettura

|Sito Arper

|Sito Arredativo

|Sito Istituto Lina Bo bardi 

6 Comments

    1. Anche a mio parere è una donna che ha rinunciato a tante cose: ha lasciato l’Italia, non ha avuto figli, ma ha seguito la sua vocazione ed è riuscita a imporsi come professionista.

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