Donne in architettura #5

Ho nuovamente ripreso la rubrica “Donne in architettura” avrà una cadenza mensile, così continuo a parlare  di quelle donne che si sono particolarmente distinte per il loro lavoro di architetto e per le loro idee. Siamo nell’Italia del dopoguerra, sono gli anni 50 un periodo di ricostruzione e rinascita durante il quale l’architettura italiana è impegnata nel recupero dei valori del passato e dell’ambiente costruito esistente, in questo contesto si affermano gli architetti Gae Aulenti e Cini Boeri.

gae-aulenti-profileGae Aulenti nasce nel 1927 in provincia di Udine, da una famiglia di origini meridionali, papà commercialista di origini pugliesi e madre napoletana Gae, diminutivo di Gaetana, nome imposto dalla nonna, inizia a frequentare il liceo artistico di Firenze. Nel 1948 si trasferisce a Milano dove frequenta il Politecnico e diventa architetto nel 1953 con uno sguardo rivolto al razionalismo internazionale, ad artisti come Gropius, Le Corbusier e Wright. Conosce Vittorio Gregotti, suo coetaneo e grazie a lui arriva alla redazione della rivista Casabella-Continuità sotto la direzione di Ernesto Nathan Rogers,  per il quale diviene assistente per la cattedra di Composizione Architettonica al Politecnico di Milano. E’ il suo grande maestro che le insegna che l’architetto è in primo luogo un intellettuale e poi le trasmette l’importanza di avere uno sguardo internazionale.

Il suo primo lavoro importante è la ristrutturazione e allestimento dello showroom Olivetti a Parigi e subito dopo a Buenos Aires. Architetto, designer, urbanista e scenografa, lascia il suo segno in numerose città del mondo. I suoi progetti sebbene proiettati verso il futuro, non sono mai avulsi dal contesto in cui nascono, come lei stessa afferma in un intervista al Corriere della Sera del maggio 2011: Non si può fare la stessa cosa a San Francisco o a Parigi. Quel che conta è il contesto fisico e concettuale, per questo mi serve un lavoro analitico molto attento, prima di progettare: studiare la storia, la letteratura, la geografia, persino la poesia e la filosofia…Bisogna inventarsi le soluzioni volta per volta e i libri aiutano. Poi viene la sintesi, infine la parte profetica: la capacità di costruire cose che durino nel futuro. Se l’architettura si butta via, diventa un cumulo di macerie.

Il lavoro di grande ricerca storica e tecnico-scientifica, emerge con grande forza nei suoi progetti  tra i quali ricordiamo l’allestimento del Musée d’Orsay di Parigi, la ristrutturazione delle ex Scuderie del Quirinale di Roma, il restauro di Palazzo Branciforte a Palermo e il progetto di Piazza Cadorna a Milano.  Ha inventato oggetti cult come la lampada Pipistrello e il dondolo Sgarsul. Partecipa nel 1972 con altri designer alla mostra, al Moma di New York, dal titolo “Italy: the new domestic landscape”, che definisce il design italiano come paradigma della qualità e innovazione dell’abitare.

Famose sono anche le sue scenografie e i suoi allestimenti teatrali per grandi registi: “Lavorando per il teatro ho capito il valore dell’azione per l’architettura: anche nell’allestimento del Museo D’orsay entra il concetto di azione, nei percorsi, nei passaggi da uno spazio all’altro, nei viali. Un’idea di tempo, oltre che di spazio“.

Gae Aulenti ha ricevuto molti premi e riconoscimenti fra cui la Legion d’Honneur della Repubblica francese, il premio speciale per la Cultura della Repubblica Italiana e il titolo di commandeur dans l’ordre des Artes et des Lettres. Fra i ruoli che ha ricoperto quello di presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Il 16 ottobre 2012 riceve la medaglia d’oro all’Architettura come premio alla carriera, presso la Triennale di Milano qualche mese dopo si spegne all’età di 84 anni.

Gae-Aulenti

Una donna dal carattere e dalla personalità molto forte che è riuscita a farsi strada e ad imporsi in un mondo fortemente maschilista. Con la sua scomparsa se né andata una valida professionista ma anche una grande donna: L’architettura è un mestiere da uomini, ma ho sempre fatto finta di nulla “.

Affermava un concetto a mio avviso molto importante, che con il passare degli anni si è perso e lo dimostrano le architetture che ci circondano cioè che l’architetto e il designer dovono mescolare vari saperi, indagare tutti i campi del vivere umano e solo così possono fare dei buoni progetti, perché ciò che viene costruito è prima di tutto di chi lo usa, non di chi lo commissiona né tanto meno di chi lo concepisce, ma di chi ogni giorno vive il costruito, usa un qualunque oggetto, lo rende suo facendolo entrare nella sua intimità, nella sua vita quotidiana”.

Il 4 dicembre 2013 Google le ha dedicato il doodle con inclusa la nota lampada pipistello.

gae-aulenti doodle

Fonti|Corriere della Sera, femaleworld , Panorama.

Foto|Archivio Storico Olivetti

 

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